i cantori di santomio

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Il maestro Piergiorgio Righele, fondatore e direttore per trent'anni del coro polifonico "I Cantori di Santomio" è deceduto improvvisamente il 25 settembre 1997 all'età di 59 anni.
A cinque anni dalla morte, nel 2002, il coro ha indetto un "Concorso di Composizione" per mantenerne vivo il ricordo.

Un ricordo:
Piergiorgio Righele non c'è più e la sua perdita lascia davvero un vuoto difficile da colmare, sia sotto il profilo umano che professionale. Il suo nome, la sua figura e il suo lavoro erano indissolubilmente legati al mondo della coralità, vicentina, nazionale e internazionale. Ma Righele era un uomo che soprattutto faceva tutt'uno con i Cantori di Santomio, il gruppo polifonico che aveva preso il nome dall'omonima località di Malo e che ad essa aveva dato notorietà finanche europea.
Righele era un tipo di musicista che oggi va scomparendo: quasi un archetipo dei fiamminghi quattrocenteschi, personalissimi autodidatti, maestri irraggiungibili.
Nella terra vicentina famosa in Italia e in Europa per la coralità, Piergiorgio Righele era il maestro riconosciuto; diciamolo pure: era il più bravo. Aveva certamente - e sarebbe da meravigliarsi se fosse stato il contrario - dei gusti personali, dei campi d'azione in cui preferiva muoversi, ma il suo stile, il suo timbro erano comunque inimitabili per raffinatezza, controllo ed equilibrio in una voluta "sensibile razionalità": in questo - "tecnicamente", oltre che umanamente - era forse più fiammingo che italiano.
I risultati raggiunti dai Cantori, in Italia e in Europa, restano ineguagliati, ma Righele, da anni (con modestia persino eccessiva), non li metteva nei curriculum dei programmi di sala. Nella migliore tradizione della amatorialità corale, Righele e i Cantori cantavano per cantare, per stare insieme, per vivere: sarebbero altrimenti inspiegabili le innumerevoli sessioni di prove cui tutti - maestro e cantori - si sottoponevano con cadenza quasi quotidiana. Per Righele erano importanti i concorsi di Arezzo e Gorizia, erano importanti Josquin e Bruckner, ma era parimenti importante cantare al matrimonio, alla festa, alla cerimonia dell'amico.
Era un musicista completo, Righele, e per essere completi bisogna essere curiosi e aperti; negli anni della giovinezza inseguiva a Milano il sax di Gerry Mulligan ma, tornato a casa, era di nuovo a cantare Bach, il gregoriano e Hindemith. Sarà difficile scordarsi di Piergiorgio Righele.
Riccardo Brazzale
(dal Giornale di Vicenza del 27/9/1997)


Coro iscritto all' A.S.A.C (Associazione per lo Sviluppo delle Attività Corali) - www.asac-cori.it